50 sfumature di grigio

Dunque, ci sono un uomo d’affari, una ragazza che studia letteratura inglese e… e basta? Sì, basta.

Questi sono i vertici su cui ruota la pazzesca trama di “50 sfumature…” best seller di E.L. James, una donna geniale i cui squilibri sessuali le han fatto vendere così tante copie del suo libro da far impennare (credo sia il verbo giusto da usare) anche le vendite di frustini, corde e manette. E cravatte.

Kate è una giornalista alle prime armi talmente ambiziosissima che per un leggero raffreddore si dichiara subito ko rinunciando così a farsi un giro in quel di Seattle per intervistare un giovane magnate delle telecomunicazioni. Il jolly che pesca dal mazzo si chiama Anastasia, è la sua coinquilina, e già dalla prima inquadratura fa capire di non essere una così poi grande attrice. La sua voce trema per un nonnulla ma sarà lei a presentarsi nel falloidale grattacielo del misterioso Mr Grey vestita da albero triste che a carnevale si era vestito da donna.

Una segretaria superfiga (perché non lei nella parte della protagonista?) accompagna la timida Anastasia fino all’ufficio del misterioso miliardario e non appena varcata la porta ecco che subito la nostra eroina inciampa a piè pari. (in una gobba del tappeto? In una piastrella? In un dildo? Non si sa). L’intervista comincia. Lei è sempre più imbarazzata, tanto che il tremolio della sua voce è così irritante che viene subito voglia di porgerle un fazzoletto. Lui è sicuro di sé e lo dimostra il fatto che è pieno di matite con scritto il suo nome. Chi non le vorrebbe?

La sceneggiatura barcolla, cade, inciampa ma chissenefrega, in quel momento, nei cinema di tutto il mondo, milioni di donne si stanno mordendo le labbra mentre i mariti si sbrodolano di birra e patatine sul proprio divano davanti a un partita di qualche sport.

Ana (la chiamo così d’ora in poi) e Cri (ah già, Grey si chiama Christian) si rimbalzano battute tenendo alta la tensione quasi come nella scena finale di “Seven” finché, arrivati ai saluti e conclusa l’intervista si danno l’arrivederci direttamente in ascensore. Fuori comincia a piovere, Ana è tutta bagnata. (cosa ci vuoi far capire EL James?)

Ecco che l’intreccio erotico finalmente prende piede: Cri ormai è ossessionato da quel timido anatroccolo che l’ha intervistata ed è deciso a starle addosso peggio di un agente del KGB. Mandando affanculo tutte le legge della privacy, scopre ogni cosa di lei e prima la va a trovare a lavoro (singolare la scelta della ferramenta. Che sia un tuo vecchio pallino EL J?) quindi le fa trovare a casa un pc e dei libri scritti direttamente da monaci amanuensi, poi la preleva da un locale obbligandola a non bere più (Cri è molto premuroso) e poi, non contento, va a pure a romperle i coglioni nel bel mezzo di una chiacchierata mamma figlia a circa 4000 chilometri di distanza. Già, direte voi, ma tutto questo, perché?

Perché nel frattempo, Ana e Cri hanno cominciato a frequentarsi. Peccato che il nostro vecchio Cri non sia poi una persona così normale. E non intendo (soltanto) per la sua camminata da tonno che prova a far due passi in superficie ma per la sua curiosa perversione: se una donna non ha almeno i polsi legati, non è a testa in giù e non ha una crisi respiratoria, il suo Lui fatica a mettersi sull’attenti.

Ma in realtà c’è dell’altro. Ana lo ha cambiato. Ha rotto un po’ quella dura corazza, ha smussato quegli spigoli, ha colorato quel cuore grigio, e lui, ancora inconsapevolmente (o forse no? Brrr, che ritmo!) se ne è innamorato. Così, fanno l’amore normalmente.

Ora, lei non è una bellezza incredibile (tutt’altro) ma sicuramente non va buttata. E siccome dimostra almeno trentacinque anni,il fatto che sia vergine si fatica un po’ a capirlo. Possibile che nessuno, in biblioteca o in ferramenta (non è che abbia una vita poi così interessante la nostra Ana) ci abbia mai fatto un pensierino?

Comunque, il sesso tra i due è magnifico. Nei cinema di tutto il mondo le donne ormai sanguinano dalle labbra, e con le mani si stanno esplorando, mentre i mariti russano sui divani a casa completamente sporchi di briciole di patatine.

Lui è un dio del sesso. Riesce a farla venire soltanto guardandole i capezzoli. Lei si sbrodola come un calippo dimenticato su una panchina a luglio.

Lei è al settimo cielo, ma lui, diamine, comincia a ad avere una crisi di sfumatura. Vuole a tutti i costi redigere nero su bianco le loro attività sessuali. Vuole frustrala, ammanettarla, legarla, dominarla. Ecco, la vuole dominare, a tutti i costi. Ma legalmente. Se no cosa se ne fa di tutta quella stanza piana di robe strane? Lei vuole passeggiare mano nella mano, lui vuole torturarla. Lei vuole un gelatino, lui vuole almeno stirarle un muscolo. Lei vuole un cinemino, lui vuole strapparle qualche capello. La sua personalità è così incredibile che chiede addirittura il permesso di dominarla. E il carattere di lei è così deciso che per tutto il film tiene un espressione da cane bastonato pieno di dubbi.

Ma Cri e Ana ormai si amano. Lei già lo sa, lui ancora no. Ogni tanto, tra un giro in elicottero e uno in aliante, ha qualche ripensamento ma il destino ormai ha deciso. Altre sfumature aspettano i due, e guai a chi se le perderà. Ana firmerà il contratto? Cri imparerà a cambiare espressione? Si capirà in maniera ragionevole, cosa cazzo vuol dire 50 sfumature? Chi le ha contate e perché??

Nei cinema di tutto il mondo, milioni di donne hanno le chiappe addormentate dai sedili scomodi delle sale. Prendono la macchina, vanno almeno a centocinquanta allora e in sette minuti sono a casa. Tirano fuori le chiavi (alcune, perché altre, prese dalla furia, sono state viste rompere le finestre) e mugugnando strani versi con della strana bava alla bocca e una singolare luce negli occhi si gettano a capofitto sui mariti che, addormentati, vengono sorpresi bruscamente sui propri divani sporchi di briciole. Trascinati a peso nei letti, milioni di mariti hanno raccontato di essere stati “gravemente violentati” e “obbligati a usare qualsiasi cravatta grigia dell’armadio”.

“Ma la cosa peggiore – rivela un marito tempo dopo – è che, negli ultimi anni, è successo soltanto tre volte: cravatta grigia, cravatta nera, cravatta rossa…”

Giudizio finale, da uno a cinque: **

Commento finale: Il mio pensiero non va ai tecnici del film che hanno svolto un lavoro proto-elementare (sceneggiatore, scenografo, regista, costumista ecc. ecc.) ne va agli attori dotati di poco, pochissimo talento e ne va agli amanti della saga. Il mio pensiero va subito al marito di EL James. I casi sono due: o Tu, amico mio, sei il dio del sesso, dotato di un talento così incredibile, così orgasmicamente psichedelico, così fantasientifico da ispirare tua moglie nella sua fatica letteraria oppure beh… ogni tanto, prova a scopartela. Così la smette di scrivere.